Il viaggio verso le riserve indiane ebbe inizio il 5 giugno del 2000. L’itinerario comprendeva diverse tappe: Denver , Durango e Mesa Verde ( Colorado ),Taos Pueblo e Santa fè ( New Mexico ), Monument Valley ( Utah/Arizona ), Gran Canyon ( Arizona ), Yosemite ( California ) .La media dei km percorsi giornalmente era sui 400. Lo spettacolo paesaggistico era talmente coinvolgente e spettacolare che la stanchezza passava in secondo piano.


Durango è la tipica cittadina dove puoi vedere camminare lungo la strada i classici cowboys ed ammirare la famosa locomotiva che risale al 1879 la “” Narrow Gauge Railroad “, con percorso Durango-Silverstone attraverso le Rocky Mountains.

La Mesa verde ( Cliff Palace ) un incredibile luogo dove gli Indiani Anasazi (1050 ed il 1125 d.C ) costruirono una vera e propria città sotto la roccia per rifugiarsi dai Navajos e dagli Apaches.

La spettacolarità di questi villaggi fra le montagne è data dal fatto che non sono visibili ad occhio nudo, ti accorgi di queste cittadine incastonate nelle cavità delle montagne solo se munito di un cannocchiale.Queste fortezze invisibili furono per anni un rifugio inattaccabile per gli Anasazi, i discendenti diretti di questo popolo furono gli Hopi ( Arizona ) assieme agli Zuni e gli Acoma ed i Pueblo del New Mexico, che vivono ancora nelle riserve nei giorni di oggi.

Santa fè mi è rimasta nel cuore, una piccola cittadina le cui origini sono un intreccio di cultura indio-anglo-spagnolo. E’ fantastico vedere quelle casine basse tutte in tinta marrone stile messicano,si respira un clima di pace visitando Santa fè. Il mercatino dei Pueblo è molto caratteristico, le donne indiane anziane con i capelli bianchi legati in lunghe trecce, erano sedute in terra e vendevano tipici manufatti indiani, collane, vasi e tappeti.Da non perdere per gli appassionati della cultura indiana è il “Museum of indian Art”


Trovarsi in quei posti, a me fino ad allora noti solo grazie ai film di Hollywood, fu un’esperienza unica. L’impatto visivo con certi posti, come la Monument Valley, fu entusiasmante, per la maestosità dei monoliti e per l’effetto del tramonto che colorava le rocce . La cosa che però mi rimase impressa fu la sensazione immediata che lasciò dentro di me quella valle magica. Trovarmi in un luogo sacro, il rumore del vento, le aquile, che come guardiani, volavano maestose, facevano capire ai visitatori di essere controllati dall’alto.

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